Liturgia |
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Nel Nuovo Testamento significa celebrazione del culto a Dio, annuncio del Vangelo ed esercizio della carità. Il termine " Liturgia " nel Nuovo Testamento è usato per designare non soltanto la celebrazione del culto divino (cf At 13,2; Lc 1,23), ma anche l'annunzio del Vangelo (cf Rm 15,16; Fl 2,145-17.30) e la carità in atto (cf Rm 15,27; 2 Cor 9,12; Fl 2,25). In tutti questi casi, si tratta del servizio di Dio e degli uomini. Nella celebrazione liturgica, la Chiesa è serva, a immagine del suo Signore, l'unico " Liturgo " (cf Eb 8,2 e 6), poiché partecipa del suo sacerdozio (culto) profetico (annunzio) e regale (servizio della carità). E' continuazione, in maniera reale, dell'opera di redenzione di Gesù Cristo nella Chiesa e con la Chiesa. ...Attraverso la Liturgia Cristo, nostro Redentore e Sommo Sacerdote, continua nella sua Chiesa, con essa e per mezzo di essa, l'opera della nostra Redenzione. L'evangelizzazione, la conversione e la fede devono precedere l'azione liturgica nella Chiesa. " La sacra Liturgia non esaurisce tutta l'azione della Chiesa " (SC 9): essa deve essere preceduta dalla evangelizzazione, dalla fede e dalla conversione; allora è in grado di portare i suoi frutti nella vita dei fedeli: la Vita nuova secondo lo Spirito, l'impegno nella missione della Chiesa ed il servizio della sua unità. La Liturgia ha la sua origine e il suo termine in Dio Padre, dal quale procede ogni benedizione. Essendo un umile riflesso del suo agire, l'uomo deve adorare e donarsi al suo Creatore in permanente azione di grazie. " Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione... " (Ef 1,3-6). Benedire è [poi] un'azione divina che dà la vita e di cui il Padre è la sorgente. La sua benedizione è insieme parola e dono (" bene-dictio ", " eu-logia "). Riferito all'uomo, questo termine significherà l'adorazione e la consegna di sé al proprio Creatore nell'azione di grazie. Nella Liturgia, il Padre viene adorato per le sue benedizioni, soprattutto per quelle donate nel suo Figlio Redentore e nello Spirito Santificatore. Nella Liturgia della Chiesa, la benedizione divina è pienamente rivelata e comunicata: il Padre è riconosciuto e adorato come la Sorgente e il Termine di tutte le benedizioni della creazione e della salvezza; nel suo Verbo, incarnato, morto e risorto per noi, egli ci colma delle sue benedizioni, e per suo mezzo effonde nei nostri cuori il Dono che racchiude tutti i doni: lo Spirito Santo. La Liturgia della Chiesa tenta di essere una risposta alle " benedizioni spirituali " con le quali il Padre ci ha arricchito: a) rendendogli adorazione, lode e azione di grazie, unita al Signore Gesù, sotto l'azione dello Spirito, ...Si comprende allora la duplice dimensione della Liturgia cristiana come risposta di fede e di amore alle " benedizioni spirituali " di cui il Padre ci fa dono. Da una parte, la Chiesa, unita al suo Signore e sotto l'azione dello Spirito Santo (Lc 10,21), benedice il Padre per il " suo ineffabile Dono " (2 Cor 9,15) con l'adorazione, la lode e l'azione di grazie. b) e offrendogli " i suoi propri doni ", sui quali implora che scenda lo Spirito perché in unione con Cristo-Sacerdote e con la sua azione salvifica, diano frutti di vita e di lode. ...Dall'altra, e fino al pieno compimento del disegno di Dio, la Chiesa non cessa di presentare al Padre " l'offerta dei propri doni " e d'implorare che mandi lo Spirito Santo sull'offerta, su se stessa, sui fedeli e sul mondo intero, affinché, per la comunione alla Morte e alla Risurrezione di Cristo Sacerdote e per la potenza dello Spirito, queste benedizioni divine portino frutti di vita " a lode e gloria della sua grazia " (Ef 1,6). " Nella Liturgia della Chiesa, Cristo significa e realizza soprattutto il suo mistero pasquale ", che, essendo avvenuto nella nostra storia, permane presente ed efficace per la nostra salvezza. Durante la sua vita terrena, Gesù annunziava con l'insegnamento e anticipava con le azioni il suo Mistero pasquale (cf Gv 13,1; 17,1). Venuta la sua Ora, egli vive l'unico avvenimento della storia che non passa: Gesù muore, è sepolto, risuscita dai morti e siede alla destra del Padre " una volta per tutte " (Rm 6,10; Eb 7,27; 9,12). E un evento reale, accaduto nella nostra storia, ma è unico: tutti gli altri avvenimenti della storia accadono una volta, poi passano, inghiottiti nel passato. Il Mistero pasquale di Cristo, invece, non può rimanere soltanto nel passato, dal momento che con la sua morte egli ha distrutto la morte, e tutto ciò che Cristo è, tutto ciò che ha compiuto e sofferto per tutti gli uomini, partecipa dell'eternità divina e perciò abbraccia tutti i tempi e in essi è reso presente. L'evento della croce e della Risurrezione rimane e attira tutto verso la Vita. Nella Liturgia i segni e i simboli della vita e della cultura vengono assunti come segni di grazia. La Liturgia della Chiesa presuppone, integra e santifica elementi della creazione e della cultura umana conferendo loro la dignità di segni della grazia, della nuova creazione in Gesù Cristo. La Liturgia, mediante la quale lo Spirito Santo è il pedagogo del Popolo di Dio, è opera comune dello Spirito Santo e della Chiesa. Nella Liturgia lo Spirito Santo è il pedagogo della fede del Popolo di Dio, l'artefice di quei " capolavori di Dio " che sono i sacramenti del Nuovo Testamento. Il desiderio e l'opera dello Spirito nel cuore della Chiesa è che noi viviamo della vita del Cristo risorto. Quando egli incontra in noi la risposta di fede da lui suscitata, si realizza una vera cooperazione. Grazie ad essa, la Liturgia diventa l'opera comune dello Spirito Santo e della Chiesa. L'azione liturgica, che è celebrazione di tutta la Chiesa, coinvolge tutti i suoi membri in maniera diversificata secondo la funzione e la partecipazione di ciascuno, e deve essere preferibilmente celebrata in maniera comunitaria. E tutta la Comunità, il Corpo di Cristo unito al suo Capo, che celebra. " Le azioni liturgiche non sono azioni private, ma celebrazioni della Chiesa, che è "sacramento di unità", cioè popolo santo radunato e ordinato sotto la guida dei vescovi. Perciò [tali azioni] appartengono all'intero Corpo della Chiesa, lo manifestano e lo implicano; i singoli membri poi vi sono interessati in diverso modo, secondo la diversità degli stati, degli uffici e dell'attuale partecipazione ". Per questo " ogni volta che i riti comportano, secondo la particolare natura di ciascuno, una celebrazione comunitaria con la presenza e la partecipazione attiva dei fedeli, si inculchi che questa è da preferirsi, per quanto è possibile, alla celebrazione individuale e quasi privata degli stessi " (SC 27). Interazione Parola-Liturgia (insegnamento e simbolo) in quanto si realizza ciò che è significato. Inseparabili in quanto segni e insegnamento, le parole e azioni liturgiche lo sono anche in quanto realizzano ciò che significano. Lo Spirito Santo non si limita a dare l'intelligenza della Parola di Dio suscitando la fede; attraverso i sacramenti egli realizza anche le " meraviglie " di Dio annunziate dalla Parola; rende presente e comunica l'opera del Padre compiuta dal Figlio diletto [1155]. Funzione dei segni liturgici del canto e della musica, e criteri per il loro uso. Il canto e la musica svolgono la loro funzione di segni in una maniera tanto più significativa quanto più sono strettamente uniti all'azione liturgica (SC 112), secondo tre criteri principali: la bellezza espressiva della preghiera, l'unanime partecipazione dell'assemblea nei momenti previsti e il carattere solenne della celebrazione. In questo modo essi partecipano alla finalità delle parole e delle azioni liturgiche: la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli (cf SC 112). |
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