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SAN TIZIANO VESCOVO
Tiziano nacque nella seconda metà del sec. VI da
una nobile famiglia di Eraclea nel Veneto, antica città che fino al 1950 si chiamava
Grisolera.
Ebbe come maestro s. Floriano vescovo di Opitergium, attuale Oderzo e da lui fu ordinato
diacono e sacerdote e poi economo di quella diocesi.
Primeggiò nellamore verso i poveri, che invitava a casa sua e nutriva con i propri
mezzi; la sua fama si estese in tutta la regione.
S. Floriano lasciò poi la diocesi per diventare missionario nelle terre inospitali e al
suo posto, il clero e il popolo elesse Tiziano vescovo di Oderzo, sebbene questi avesse
tentato di far ritornare Floriano in sede.
Resse la diocesi di Oderzo in modo eccellente, ammaestrò con la parola e lesempio,
visse molto santamente, divenne famoso per la sua appropriata predicazione, nel fuggire
leresia ariana allora dilagante fra i Longobardi invasori, non accettando lo scisma
istriano detto dei Tre Capitoli.
(Scisma provocato dal rifiuto dei vescovi di Aquileia e di Milano, di riconoscere
laccettazione fatta nel 555 da papa Pelagio I della condanna emanata
dallimperatore Giustiniano nel 544, degli scritti detti Tre Capitoli, di Teodoro di
Mopsuestia, Teodoreto di Ciro e Iba di Edessa, favorevoli alleresia nestoriana).
Pieno di meriti e santità, Tiziano morì ad Oderzo (Opitergium) il 16 gennaio 632 e fu
sepolto nella chiesa cattedrale della sua città dove, dice la tradizione, avvennero molti
miracoli.
Da questo punto la venerazione per il santo vescovo, per eventi esterni prese a
diffondersi in altri luoghi della regione. I suoi concittadini e parenti di Eraclea, un
giorno che erano venuti a visitare il sepolcro, di notte trafugarono il suo corpo dalla
tomba per trasportarlo nella loro patria.
Ma il mattino seguente gli opitergini, cioè gli abitanti di Opitergium (Oderzo),
accortisi del furto, inseguirono armati i rapitori per farglielo restituire. Raggiunti si
stava per ingaggiare una battaglia quando comparve un vecchio, che consigliò alle parti
di avere concordia e li persuase a lasciare il corpo del vescovo Tiziano in una barca,
facendola andare da sola sul fiume Livenza, così che il volere di Dio indicasse il luogo
dove fermarsi definitivamente; il corpo approdò in un posto chiamato Settimo.
Deposto sulla riva, gli Opitergini tentarono ancora di riprenderlo, ponendolo su un carro
che i buoi non furono capaci di smuovere; riapparve il vecchio che consigliò di pregare
per comprendere il volere divino.
Dopo tre giorni di digiuno e per divina rivelazione, fu imposto ad una buona vedova del
luogo di attaccare al carro la sua mucca e il vitello, misero sopra il corpo e lasciarono
liberi gli animali di condurlo dove volevano.
I bovini si fermarono nella città di Céneda (che dal 1866 si fuse insieme a Serravalle
nellunica città di Vittorio Veneto).
Allarrivo del carro, una donna posseduta dal demonio ne venne liberata
prodigiosamente, gli abitanti di Céneda accolsero degnamente il sacro corpo in un luogo
dove, dopo la distruzione di Opitergium nel 665 da parte di Grimoaldo re dei Longobardi,
fu istituito lEpiscopio della città; tutto ciò sembra sia avvenuto verso la metà
del VII secolo.
Eraclea detta anche Cittanova, era posta in una piccola isola chiamata Melidissa, in una
laguna ora interrata detta Laguna Eracleana o anche Opitergina posta fra i fiumi Piave e
Livenza; ora Eraclea è totalmente scomparsa.
Opitergium oggi Oderzo, era una città posta sulla via Postumia poco distante dalla laguna
omonima, in quel tempo era sede vescovile la cui diocesi comprendeva anche Eraclea.
Bisogna aggiungere che generalmente gli studiosi ritengono che la traslazione del corpo di
s. Tiziano da Oderzo a Céneda, sia avvenuta ad opera dei Longobardi della regione o del
duca longobardo di Céneda, i quali intesero trasferire così anche la sede del vescovo,
avendo intenzione di distruggere Opitergium come poi avvenne nel 665.
Per quanto riguarda il culto di s. Tiziano, esso è comprovato sin dallVIII secolo
ed è menzionato nei vari Martirologi come quello di Usuardo dell875 e il Romano a
partire dal 1584, più alcuni importanti documenti storici del 743, 794, 962.
S. Tiziano è il patrono della città e diocesi di Céneda, ora diocesi di Vittorio
Veneto, considerato lapostolo della zona nel VII secolo, viene celebrato il 16
gennaio.
Le reliquie sono venerate nella cripta della cattedrale di Céneda, poste in una
bellissima urna di bronzo di stile neobizantino in forma di sarcofago.

Svariate opere darte lo raffigurano nelle cattedrali di Céneda e di Oderzo e in
altre chiese venete, una decina di parrocchie sono dedicate al suo nome. Lo stesso Tiziano
Vecellio lo ha raffigurato in due dipinti a Pieve di Cadore e a Lentiai di Belluno.

San MAGNO Vescovo
Magno nacque ad Altino da famiglia nobile,
probabilmente nell' l'ultimo quarto del sec. VI. Maturata in patria la formazione
umanistica, si ritirò a vita eremitica in un'isola della vicina laguna, ove si preparò
al sacerdozio, che ricevette ed esercitò nella città di Oderzo, combattendo le ultime
propaggini del paganesimo e le infiltrazioni ariane, provenienti dalla parte della diocesi
(Ceneda), occupata dai Longobardi.
Nel 630 ca. succedette a s. Tiziano nella sede episcopale di Oderzo. La città e parte
della diocesi erano ancora soggette ai Bizantini, di cui costituivano l'ultimo
contrafforte sulla terraferma, un cuneo di resistenza conficcato nel regno longobardo. Non
è meraviglia che Rotari, approfittando della circostanza che le forze bizantine erano
impegnate in Oriente, nel 638-39 abbia assalito ed occupato la città. La maggior parte
degli abitanti, sotto la guida dei suoi capi politici e specialmente del vescovo, si
rifugiò nelle isole vicine della laguna veneta, che facevano parte della diocesi di
Oderzo, i piú in quella ove sorse "Civitas nova que dicitur Eracliana". Magno
ottenne dal papa Severino (28 maggio - 2 agosto 640) e da Primigenio, patriarca di Grado,
di trasferirvi la sede vescovile, pur conservando anche il nome di Oderzo. Vi costruí la
cattedrale dedicata all'apostolo s. Pietro, anzi la tradizione lo fa anche fondatore, per
divina ispirazione, di altre otto chiese in quella zona realtina dove sorgerà Venezia. Un
nuovo afflusso di opitergini ad Eraclea e nelle isole vicine ebbe luogo quando, nel
665-667, Oderzo fu rioccupata dai Longobardi e distrutta dalle fondamenta. Il santo
sopravvisse pochi anni al triste evento: morí novantenne intorno al 670 e fu sepolto
nella sua cattedrale.
Quando per l'interramento della laguna circostante, Eraclea fu abbandonata dai suoi
abitanti, il doge Pietro Ziani (1205-29), il 6 ottobre 1206, fece trasportare i resti di
Magno a Venezia, nella chiesa di S. Geremia. Il 21 dicembre 1459 il senato veneto decretò
che quel giorno fosse festivo per tutta la città; in quella festa i dogi andavano
pellegrini con la loro corte nella chiesa di S. Geremia, fino a che, il 28 settembre 1563,
un nuovo decreto del senato permise che un braccio del santo fosse portato nella basilica
di S. Marco ed ivi ogni anno, il 6 ottobre, esposto alla venerazione del doge e dei fedeli
entro un ricco reliquiario d'argento.
Magno continua ad essere venerato nella diocesi di Venezia come patrono secondario, anche
dopo che il 22 aprile 1956 i suoi resti tornarono nella nuova Eraclea per esservi
conservati nella chiesa parrocchiale di S. Maria Immacolata. La piú bella raffigurazione
del santo è nell'Incredulità di S. Tommaso, all'Accademia delle Belle Arti di Venezia:
Cima da Conegliano lo rappresentò in piedi con folta barba bianca, ravvolto in ricco
piviale, il pastorale nella sinistra, assieme a s. Tommaso, perché come lui era il
protettore dell'arte dei muratori.
SAN FLORIANO
VESCOVO

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